Radiocomando I servi: tipologie e criteri di scelta di GpM-BS
Come sappiamo, la ricevente (Rx) traduce il
segnale inviatole dalla trasmittente (Tx) in uno dei vari “dialetti” dei modi
PPM o PCM e, mediante complesse operazioni di selezione e demodulazione, invia
a ciascun componente dell’elettronica di bordo gli ordini di funzionamento.
Recentemente alcune Rx di livello medio-alto utilizzano anche sofisticate procedure
IPD (intelligent pulse decoding, decodifica intelligente degli impulsi) per
eliminare i segnali disturbati e prendere decisioni d’ufficio in caso di
assenza degli stessi. Nella stragrande maggioranza dei casi la comunicazione
dell’ordine dalla Rx all’elettronica di bordo avviene mediante una serie di
impulsi di durata variabile, secondo la codifica PPM; sarà compito degli
attuatori trasformare questi segnali nelle effettive azioni volute dal pilota.
I servocomandi
I servocomandi sono il principale tipo di
attuatore utilizzato nei modelli: trasformano l’impulso di comando nella
posizione angolare proporzionale di una leva, detta staffa, ottenendo che la
posizione angolare di questa sia una copia della posizione angolare dello stick
della Tx. In figura 1 si vedono due servi di diversa dimensione aperti per
mostrare la componentistica interna. Di norma non è necessario effettuare
alcuna manutenzione, tranne un eventuale ingrassaggio del riduttore se risulta
un po’ duro e rumoroso. Per la meccanica dei servi sono comunque disponibili i
pezzi di ricambio; questa operazione è però bene lasciarla fare a personale
specializzato.
Figura 1
All’interno di un
servo
In figura 2 è rappresentato lo schema interno
di un servo. Il segnale di comando arriva dalla Rx assieme ai cavi di
alimentazione e l’elettronica di controllo provvede a comandare il motore che,
tramite un riduttore a forte riduzione, fa ruotare una squadretta esterna
mediante un innesto scanalato (detto millerighe). L’innesto è anche collegato a
un potenziometro che serve a leggere (mediante una resistenza o una tensione)
l’angolo di rotazione, in modo da controllare che questo corrisponda a quello
desiderato e quindi consentire all’elettronica di controllo di arrestare il
motore nella posizione corretta o di comandarlo in un verso o nell’altro per
raggiungerla.
Figura 2
Analogico o
digitale: quale scegliere
Il modo in cui vengono gestiti i comandi del
motore consente di classificare i servi in due grandi categorie: gli analogici
e i digitali, i cui principi di funzionamento sono indicati nelle figure 3 e 4.
Nel caso di servo analogico il controllo è
generato da un timer, attivato dagli impulsi di comando, che produce un impulso
di controllo di durata proporzionale alla resistenza del potenziometro; il
comparatore verifica se sono di durata uguale e nel caso comanda in un verso o
nell’altro il motore. La frequenza dei comandi è scandita dalla frequenza degli
impulsi provenienti dalla radio, inoltre piccole differenze tra comando e
controllo verranno ignorate dall’isteresi del comparatore (zona morta
necessaria a evitare oscillazioni). Per migliorare la risposta i servi digitali
utilizzano un microprocessore che trasforma in numeri sia il comando che il
controllo e provvede a gestire in continuazione il motore senza aspettare il
comando dalla radio. La velocità di risposta è maggiore, la zona morta è quasi
nulla e la coppia è molto più costante, in compenso l’assorbimento (non usarli
con circuiti BEC o batterie alcaline!) e l’usura interna sono nettamente più
alte... per non parlare del costo!
Quindi i servi digitali vanno usati solo dove
strettamente necessario. Altri parametri importanti nella scelta di un servo
sono la coppia, espressa in Kg/cm (tipicamente 3 kg/cm per i modelli medi e 1,5
kg/cm per i piccoli elettrici, ma ce n’è da 0,6 a 18 kg/cm), e la velocità di
risposta espressa in tempo necessario per ruotare di 60° (tipicamente da 0,1 a
0,25 secondi escludendo I verricelli, molto più lenti).
Altri criteri di scelta importanti sono il
peso e l’ingombro che sono ovviamente condizionati al tipo di modello che si
intende gestire; di norma i piccoli modelli elettrici richiedono servi con
coppie più basse ma di peso e dimensioni molto contenuti: spesso vengono i
microservi vengono classificati proprio in grammi di peso.
Altro criterio di scelta è il tipo di
riduttore, nel quale gli ingranaggi possono essere in nylon, o in composito di
carbonio, o in alluminio variamente trattato, o in titanio ed anche la presenza
di bronzine o cuscinetti. Ultimo e non meno importante criterio di scelta è
quanto si vuole spendere. In alcuni servi digitali recenti è anche possibile
effettuare programmazioni di funzionamento direttamente con tecnica IPD. In
quasi tutti i modelli è possibile incrementare velocità e coppia alimentandoli
a 6V (5 celle) invece che a 4,8V (4 celle).